Basilea 1, il primo accordo sul Capitale Minimo delle Banche, si limitava a considerare la storia patrimoniale di un’azienda e della capacità attuale di rimborso della stessa.

Questo, però non consentiva la possibilità di valutare se, quanto e in quanto tempo l’azienda avrebbe prodotto reddito, inducendo ad un considerevole immobilismo.

Era quindi necessario l’elaborazione di una struttura di analisi che consentisse una comprensione molto più precisa della realtà del mercato, notevolmente cambiata nel corso degli anni.

D’altra parte, il ruolo delle banche non si limitava più semplicemente a prestatori, ma si era evoluto in uno con responsabilità sempre più importanti.

Gli accordi hanno elevato la riserva frazionaria delle banche e fissato il coefficiente di salvaguardia all’8%.

Gli accordi di Basilea 2 hanno fissato il coefficiente di solvibilità, inteso come una misura sintetica del grado di patrimonializzazione di un intermediario bancario o finanziario, all’8%.

Se si considera, invece, il rapporto tra attivo ponderato e patrimonio di vigilanza il valore richiesto dagli accordi di Basilea 2 ammonta a 12,5%.

Basilea 3 stabilisce delle linee guida con ampio spazio per le banche e le autorità centrali di controllo del credito.

Il Comitato Basilea 3 definisce, quindi, il metodo del calcolo del rating.

Esso potrà differire anche significativamente da istituto di credito a istituto di credito, sia per agli elementi considerati sia per il peso a loro attribuito.

Il rating bancario previsto da Basilea 3 è il metodo IRB (Internal Rating Based).

Esso può essere definito un insieme strutturato di metodiche che permettono la classificazione su scala ordinale del merito di credito di un soggetto.

In altre parole, consente la ripartizione della clientela in classi differenziate di rischiosità, a cui corrispondono diverse probabilità di insolvenza.

Il meccanismo appena esposto consente alle banche di valutare in termini numerici la rischiosità del cliente.

L’azienda deve quindi essere consapevole del proprio “rating”, al fine di affrontare in modo efficace il mercato del credito bancario.

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